Una buona pizza? Una questione di chimica

Una pizza di Mimmo fotografata nel locale estivo al convento di Astino, Bergamo.

In una celebre intervista, Eduardo De Filippo definiva il teatro impiegando solo quattro parole: «Il teatro è geometria». Ecco, parafrasando il grande attore, potremmo dire che «la pizza è chimica». Per spiegare la faccenda partiamo da un’esperienza semplice: sarà capitato anche a voi di avere sete dopo aver mangiato una pizza. E non stiamo parlando di pizza con le acciughe o il peperoncino a pioggia. No, può capitare anche dopo una pizza semplice. Il motivo? Troppo cloruro di sodio nell’impasto, ovvero troppo sale che ci capiamo meglio. E non solo: forse non lo sapevate, ma il sale talvolta viene usato sul piano di cottura per evitare di bruciare il sotto della pizza, per tacer del fatto che è presente nei condimenti come formaggi, salumi… Troppo sale uguale sete, ovvio.

E poi c’è la lievitazione, come ci racconta Massimo Amaddeo, esponente della terza generazione della famiglia di ristoratori bergamaschi. «È tutta una questione di equilibrio: durante la lievitazione i batteri si moltiplicano, e nella maturazione i lieviti modificano la struttura chimica dell’impasto. Un impasto a lievitazione troppo rapida non avrà completato il processo di maturazione, un impasto che non ha lievitato non potrà essere maturo perché i batteri saranno troppo pochi».

Insomma, come per le coppie anche per una buona pizza è tutta una questione di chimica. Ma come si fa a garantire questo equilibrio? chiediamo. «Semplice, non bisogna impastare tutti gli ingredienti in una volta sola. Noi usiamo impasti indiretti, cioè prepariamo un pre-fermento: un po’ di acqua, farina e lievito che si lascia lievitare a lungo (18 ore a 18 gradi). Il pre-fermento si usa per l’impasto. Solo in questo modo si garantisce una perfetta maturazione».

Quindi la sete notturna… «La sete arriva se la lievitazione dell’impasto non è completa. Ma a volte può anche esser colpa di una cottura troppo veloce, c’è tutta una scuola che spinge a cuocere le pizze molto rapidamente. Per sfornarne il più possibile, per liberare i tavoli. Ora, noi abbiamo scelto impasti ad alta idratazione proprio per insegnare ai pizzaioli ad abbassare la temperatura dei forni e a cuocere le pizze un po’ più a lungo. E quando la pizza cuoce di più, si digerisce meglio. O se preferisci, dopo si beve meno». Matematico. Anzi, chimico.

Un impasto per pizza.

IN COLLABORAZIONE
CON IL RISTORANTE
da Mimmo

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