Perché non provi a sorprendere te stesso?

C’è una sorpresa speciale, che non riguarda soltanto chi legge, ma anche chi scrive. Lo sapeva bene Metastasio, sommo poeta e librettista del Settecento, quando confessava: «Sogni e favole io fingo». Fin qui, tutto chiaro: il poeta inventa, costruisce, immagina, diciamo pure che finge. Ma subito dopo arriva uno scarto commovente: in quelle favole e in quei sogni il poeta prende talmente parte «che del mal, ch’inventai piango e mi sdegno».
Ma come? Le hai scritte tu, sai che son finzioni e ti commuovi? Proprio così, è il dolcissimo mistero della scrittura: sappiamo di fingere, eppure quella finzione ci tocca davvero nel profondo. Creiamo una storia, poi la storia ci torna addosso, anzi ci riguarda. Muoviamo le parole, e le parole finiscono per muovere noi. La sorpresa, allora, non è soltanto il colpo finale che spiazza il lettore; è anche il momento in cui ciò che abbiamo inventato smette di essere soltanto invenzione e tocca il lettore nel profondo.
Non a caso Emanuele Trevi ha intitolato Sogni e favole un suo romanzo. In questo titolo, e nel dialogo con Metastasio, c’è l’idea che la letteratura viva e prosperi proprio in questa zona incerta: sappiamo che la parola costruisce e finge, ma qualcosa di vero c’è, e rimane, grazie a una sorta di telepatia imperfetta che raggiunge chi scorre le nostre parole e si commuove. Metastasio è consapevole che «Tutto è menzogna». Eppure proprio da quella menzogna nasce la verità emotiva, una luce improvvisa, la sorpresa che mai avremmo previsto.
Per la nostra sfida prova a partire da qui. Non scrivere soltanto per stupire gli altri. Scrivi prima di tutto per sorprendere te stesso: una piccola finzione che, all’improvviso, ti tocchi davvero e sorprendentemente ti scuota.
Vai alla sfida.
Sogni e favole io fingo; e pure in carte
mentre favole e sogni orno e disegno,
in lor, folle ch’io son, prendo tal parte,
che del mal, ch’inventai piango e mi sdegno.
Ma forse, allor che non m’inganna l’arte,
più saggio io sono? È l’agitato ingegno
forse allor più tranquillo? O forse parte
da più salda cagion l’amor lo sdegno?
Ah che non sol quelle ch’io canto, o scrivo,
favole son; ma quanto temo, o spero,
tutto è menzogna, e delirando io vivo!
Sogno della mia vita è il corso intero.
Deh tu, Signor, quando a destarmi arrivo,
fa ch’io trovi riposo in sen del Vero.
Pietro Metastasio, Sogni e favole io fingo (1733).
4 risposte a “Perché non provi a sorprendere te stesso?”
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Concordiamo, Antonella: il libro di Trevi è splendido, come molti dei suoi peraltro. Grazie, e buona scrittura.
Scrivere per me è svuotare l’anima, dietro le parole che raccontano c’è sempre una piena confessione.
Comprendo appieno la “sorpresa” dell’autore quando rileggendo trova parte di se.
Parole, le sue, che sottoscriviamo una ad una, cara Eleda. Tra sorprese, scoperte e misteri. Grazie